Ok Boomer

ok boomer we go ahead

“Non abbiamo mai creduto molto nella necessità di un portfolio. Il valore del risultato creativo non può essere definito con vanitosa esposizione di mockups”

Questo pensiero ci animava tanti anni fa quando, giovani e all’inizio della mmadavventura, dovevamo sgomitare per farci notare dalla committenza, abituata alle solite solidissime agenzie d’epoca. Eh, erano appena finiti gli anni novanta.

Ecco, ora abbiamo nella nostra storia più di duecento clienti e un migliaio di progetti di comunicazione ideati ed eseguiti. Però ancora oggi non ci piace l’esposizione – ed ecco perché.

Prima dell’internet, si diceva: la pubblicità deve vendere il prodotto e rafforzare la marca. Potremmo riformulare questo assunto, nel mondo più liquido delle tecnologie diffuse:

“Un progetto pubblicitario vende il prodotto e offre dinamiche alla marca.”

 

I tempi cambiano, i consumatori cambiano, le tecnologie cambiano. Non cambia però il nostro modo di considerare la creatività nei processi efficaci di sviluppo di una strategia pubblicitaria che conduca all’obiettivo.

Obiettivo ogni volta diverso, perché cambiano i desiderata delle persone. Media ogni volta diversi, perché cambia la tecnologia ed i comportamenti di acquisizione dell’informazione delle persone. Strategie ogni volta differenti, perché definite in uno scenario liquido, fatto di cambiamenti socio-demografici e mutazioni delle opinioni nell’evoluzione generazionale.

Raccontare il proprio valore sulla scorta dei clienti che si sono avuti non può essere considerata condizione necessaria. Può essere un valore suppletivo, ma non dovrebbe determinare una scelta.

Fin dall’apertura, mmad ha mantenuto un atteggiamento determinato verso la diffusione della cultura della comunicazione. In venti anni, le cose sono davvero cambiate. Più attenzione, miglior percezione da parte delle PMI. Ma c’è ancora spazio per la catechesi.

Non ci piaceva il concetto di vision, lo trovavamo incompleto. Mancante di un elemento determinante: la capacità evolutiva. Ecco oggi il concetto di scopo. Il purpose, per il newtrain dei prossimi trent’anni che affianca quello noto. Ci piace poter affermare che l’abbiamo sempre praticato, il nostro scopo. Adattandolo, migliorandolo, evolvendo.

Continuiamo a dedicarci alla diffusione della cultura della comunicazione. Continuiamo a credere che sia importante essere scelti – come fornitori di soluzioni di comunicazione – valutando il nostro valore creativo, la nostra attenzione continua alla cultura e per la modernità del nostro pensiero. Questo sì ci rende diversi, più di qualunque elenco di clienti, più di qualsiasi portfolio capace di raccontare brillanti idee in un certo momento, ma che non dice nulla dell’intelligenza emotiva e della capacità di adattarsi a mercati e prodotti diversi, che evolvono.

Ok boomer, accusano gli zoomers. Ignari che saranno presto oggetto di altrettanta sicumera dei prossimi giovani. Ma come ogni nuova generazione, centrano il problema.

Il cambiamento è continuo e fluido, e universally shared. Il cambiamento dei valori delle marche, il cambiamento delle opinioni diffuse, la condivisione di informazioni inesatte, l’incertezza del futuro, il degrado naturale. Se il macro scenario è impressionante, il micro lo è perfino di più per la complessità introdotta dalle differenze peculiari dei segmenti e delle persone di mercati differenti.

Basare il valore sull’esperienza personale non può e non dovrebbe più essere la strada. Se l’esperienza può accompagnarsi alla conoscenza, certamente con sé porta anche prudenza. È una condizione dissonante per la creatività, che si avvale della conoscenza cercando nessi nuovi in essa – ma deve anche essere libera da costrizioni e percorsi consueti.

Go, (x-y-z)oomers, per le nuove sfide. Noi ci siamo.