L’eredità di Alan Turing: un pensiero da costruire con passione

alan_turing_computer_algorithm_800_800

Qualche anno fa, prima del famoso film “The Imitation Game” che gli ha reso omaggio, molto dopo il vergognoso film del 2001 “Enigma” che raccontava la sua storia cambiandone nome e contesto e romanzandolo in uno stucchevole polpettone hollywoodiano, scrivevo di un uomo probo. Un uomo che ha determinato il nostro presente e il nostro futuro. Un uomo che è stato genio poco conosciuto e poco discusso fino ai nostri giorni. Un uomo che – se non fosse per gli ultimi fatti, successivi al nostro omaggio, dal riconoscimento e alle scuse della Regina fino a libri e film e comunicazioni sul web, molti non avrebbero saputo chi fosse. La comunicazione oggi non avrebbe gli strumenti che utilizziamo – quelli con cui state leggendo questo scritto – senza di lui. 

Oggi – se fosse vivo – quest’uomo avrebbe passato i cento anni. Ma è morto poco più di sessant’anni fa, dopo essere stato aspramente perseguitato dal governo britannico, la sua patria, la nazione per cui aveva prestato un servizio determinante grazie al suo genio, decodificando il codice con cui i nazisti criptavano i loro messaggi. Ha gettato le basi del calcolo automatico, ha teorizzato per primo l’algoritmo. Maratoneta instancabile – ma la sua Londra, nell’anno delle Olimpiadi, non lo onorò. Suicida – ma si è anche detto di no – addentando una mela avvelenata. Che poi forse avrebbe ispirato il logo Apple, ma Jobs disse di no, il logo era nato morsicato per renderlo riconoscibile da altri frutti, semplicemente.

Della storia di quest’uomo però oggi c’é molta più attenzione. Tutti sanno che si chiamava Alan Turing, Era nato nel 1912 l’uomo che contribuì in modo determinante alla nascita dei computer, che ha decifrato Enigma. La sua mente di matematico straordinario fu schiacciata dall’ottusità di un epoca in cui si discuteva di omofobia e di diritti, nei primi anni cinquanta. Lui, omosessuale, fu incarcerato e sottoposto a castrazione chimica, la depressione che ne seguì portò una mente così geniale al gesto estremo, a soli quarantadue anni. Se penso che l’omofobia è ancora così diffusa, mi ribolle il sangue.

Una mente così brillante – eccellente nel campo dell’intelligenza artificiale, della biologia, della ancora nascente informatica e della matematica – è stata confusa da teorie di folli medici che pensavano di poterlo “guarire” dall’omosessualità. C’è della triste ironia in questo, e della tristezza ancora più profonda nel fatto che il suo nome fino a poco fa fosse così poco conosciuto dal grande pubblico, nonostante tutto ciò che usiamo ormai senza potervi rinunciare – portatile, smartphone, fotocamera digitale – abbia nelle sue fondamenta la straordinaria macchina di Turing.

E pensare che c’è ancora chi non riesce proprio a digerire la diversità, davvero spesso indice di qualità di pensiero. E che c’è chi si arrabbiò quando gli dissero che c’erano omosessuali in squadra – come accadde per il piccolo Cassano – di statura, eh.

C’è poca superficialità in chi affronta la superficialità altrui. Inevitabilmente.