Critica, per quale comunicazione?

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Comunicazione Virtuosa è un programma ambizioso che mmad e alcuni amici e colleghi sviluppano con passione da molti anni ormai. È uno degli strumenti che usiamo per offrire nuovi punti di vista, per contribuire alla condivisione della cultura della comunicazione.

Ha un nickname che principia le cartelle di files e i documenti in esse contenuti sui server che usiamo per l’archivio. Serve a facilitare la ricerca. È una crasi delle due parole, le prime tre lettere di comunicazione, le prime tre di virtuosa. Certo, se “com” è il prefisso di comunicazione e di communis, in comune, “vir” é uomo valoroso e forte, fin da Roma antica. Da questo lemma deriva la parola virtù, certo non legata al gender. É lo spunto che rende ogni volta utile riflettere sulla centralità dell’agire per comunicare, così come sulla qualità e sulla virtù, perché la comunicazione sia efficace.

È utile ricordare che la virtù è sempre attaccata. Così, anche la comunicazione non ne è esente. Le critiche alla comunicazione, più o meno note, esistono eccome. Spesso riempiono gli spazi e i media più della comunicazione di cui dibattono. Come accade con i fiumi di inchiostro spesi per reiterare per settimane o mesi illazioni e deduzioni su fatti e misfatti. È questa la vera critica alla comunicazione?

Tra le critiche meno note, ci sono quelle ai professionisti. Meno note perché colpiscono un ruolo per volta, ogni categoria ne soffre ma il fuoco arriva da una categoria a sua volta più ampia: i clienti/committenti/utenti.

Così si finisce a parlarne tra colleghi. Intendiamoci, non tutti i professionisti sono professionali, come non tutti i lavoratori sono indefessi. Ma c’è un moto diffuso che determina diffidenza e avversione estesa e stupidamente motivata verso chi svolge la propria professione. Qualunque professione.

Qualche tempo fa, presentando un amico che ha scritto un bel libro sui pazzi imprenditori italiani che hanno scelto e fatto grande l’Italia, l’ho introdotto con un’apologia della modernità, questa:

“In questo mondo moderno sperimentiamo delle difficoltà. I mercati, ci dicono, sono in declino. La paura spesso ci raggiunge. Ma ogni momento è moderno, nell’istante in cui si compie. Questo dunque è un momento che l’umanità ha già vissuto, un momento che nella storia si è sempre presentato, che si presenterà ancora. Sembra che abbiamo perso i nostri sogni, il senso della misura, la visione del futuro. Se ci pensate un attimo, spesso nella storia ci sono stati momenti così. Così moderni.

Il moderno è anche il nuovo. Quello che fa di ogni momento moderno un momento vincente è determinato dal valore delle persone.”

Dal valore percepito delle persone, dalla qualità delle persone. E la diffidenza generalizzata non crea comunicazione di virtù, ma solo una contrarietà acritica e pericolosamente sciocca. Ci lascia lì, invece che aiutarci intelligentemente a cavalcare il nuovo.

Per questo, molti temono l’operato di un avvocato perché “tanto sono tutti d’accordo” o guardano con sospetto al preventivo di un architetto perchè “vuoi che non abbia un tornaconto”. O diffidano del creativo, tanto “so fare anch’io a farlo”, o deridono l’ingegnere, che “son tutti inquadrati col paraocchi”.
O screditano la strategia di comunicazione del loro consulente, anche se li coinvolge e se l’hanno commissionata. Invece che parteciparla.  Assurdo.

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La critica, il giudizio, il commento, sono comunicazione. La critica alla comunicazione è comunicazione.
La critica è necessaria.

Ma è un’azione che diventa virtuosa se diffonde un concetto non qualunquista o generico, che ci permetta di migliorarci e di migliorare il punto di vista delle persone che lo ascoltano.

Dunque servirebbe fare critica con buonsenso. Parola volubile nella sua accezione, che muta con ognuno di noi. Il buonsenso richiede riflessione.

Qualunque essa sia, costituirebbe comunque un salto  per evitare la sufficienza dell’atto del comunicare tout-court, tanto per fare. Inutile e dannoso.

Si scelga bene il professionista, poi lo si incoraggi. Si faccia critica di buonsenso della comunicazione.

Così si avranno i migliori risultati

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Marco G. Matteoli

ultima revisione: aprile 2015